Descrizione
Nella storia del movimento operaio l’associazionismo e la cooperazione occupano un ruolo laterale. La ricostruzione storica privilegia infatti lo sviluppo degli eventi-chiave, come la Rivoluzione del 1917, i grandi personaggi, i partiti, i sindacati. La tradizione dell’associazionismo operaio, del resto, fu schiacciata da una concezione centralista e pianificatrice del comunismo che finì per prevalere su quella basata sui soviet e la democrazia diretta.
Attingendo a una larga e poco nota documentazione, Salvatore Cannavò va alla ricerca di questa tradizione nascosta, mettendo sotto i riflettori la rivoluzione dimenticata del 1848. Se la rivoluzione francese del 1789 fu puramente politica, quella del 1848 fu infatti sia politica che sociale. Un’esperienza che si tradusse nella creazione della Commissione Luxembourg (dal palazzo che la ospitava), vera e propria assemblea di delegati operai che prefigurava i consigli delle rivoluzioni novecentesche. Lo stesso Marx, definendola una “sinagoga socialista”, vi colse il nocciolo dell’auto-emancipazione delle classi lavoratrici che troverà un primo compimento nella Comune di Parigi.
Quest’esperienza associativa degli albori del movimento operaio si misurò in termini originali con il tema della libertà, cosa che invece le grandi rivoluzioni socialiste non si sono poste in termini adeguati. Recuperare questa tradizione offre soluzioni all’attuale crisi della politica, attraverso la centralità della partecipazione dei soggetti in carne e ossa. Permettendo di immaginare il futuro dell’idea di rivoluzione e una nuova concezione del socialismo.
«Riscoprire il paradigma associativo del socialismo utopistico e farlo dialogare con le teorie contemporanee del comune è un aspetto ineludibile. Per la ricchezza delle fonti esplorate, chiarezza espositiva, metodologia che unisce storia sociale, storia intellettuale e teoria politica, per l’originalità di una lettura creativa, questo libro di Salvatore Cannavò è brillante e ammirevole. Risponde a un bisogno essenziale del presente e nutrirà le nostre discussioni per lungo tempo».
Enzo Traverso






